Nuove Maschere Africane: Romuald Hazoumé fra le Taniche di Plastica

Romuald Hazoumé è un artista beninese (b. 1962) riconosciuto in tutto il mondo per il suo lavoro soprattutto grazie ai messaggi politici e culturali che questo porta con sé.

 

Romuald Hazoumé, Transments, 2015, found objects
Romuald Hazoumé, Transments, 2015, found objects

Ma di cosa si occupa? Principalmente il lavoro di Hazoumé è composto da maschere. Tuttavia non si tratta delle tradizionali maschere africane, ma di qualcosa di apparentemente molto più “rozzo” ma recante un significato di un’importanza unica.

Nella Repubblica del Benin si usa riempire taniche di plastica di riso e gioielli che, una volta poste su delle canoe e raggiunta la vicina Nigeria,  si riempiono di benzina e tornano indietro.
Sono proprio queste taniche  ad essere utilizzate dall’artista per creare le sue maschere. Simbolo del traffico illegale di benzina, dunque di una situazione economica grave della Repubblica, sono gli strumenti più adatti a rappresentare una vecchia tradizione secondo un linguaggio nuovo. Dichiara che le maschere sono simbolo dell’Africa che rimane in silenzio, ferma e risoluta, e questo tipo di materiale è parte integrante della realtà  in cui l’artista vive e lavora.

“Non c’è una strada in Benin dove non si trovano queste vecchie taniche, utilizzate dai trafficanti per vendere gasolio. Qui a Portonovo il traffico di gasolio è presente ovunque. Ho iniziato fotografandole, perché non avevo il denaro per comprarle.”


Secondo Hazoumé queste taniche rappresentano non solo il simbolo dell’illegalità del traffico di benzina, ma anche il simbolo della schiavitù del passato, e soprattutto della quotidianità della gente: “Lavorare con questa spazzatura è una sorta di moderna archeologia. Io realizzo opere sulla vita in Africa, su come la gente convive con la durezza e il pericolo ogni giorno, a volte con umorismo e stile, altre con grande difficoltà.”.
Romuald fa i conti anche e specialmente con ciò che resta dell’arte africana in Africa, ossia niente.
Tutte le vecchie maschere, l’arte tradizionale, ormai risiede nei grandi musei europei o americani e ciò che resta all’Africa non è altro che gli oggetti della vita quotidiana, per l’appunto, le taniche di plastica.

 

Romuald Hazoumé, Noix de Coco/Coconut, 1997, found objects
Romuald Hazoumé, Noix de Coco/Coconut, 1997, found objects

 

Romuald Hazoumé, Alexandra, 2002, found objects
Romuald Hazoumé, Alexandra, 2002, found objects

 

L’artista le utilizza, con tono provocatorio, per svariati motivi quali rappresentare alcuni stereotipi legati ad una certa cultura o gruppo sociale, o il tentativo di mimesi di alcune donne africane che, rifiutando le proprie origini, cercano di nascondere alcuni dei propri tratti somatici schiarendosi la pelle o cercando di eliminare il capello crespo, ma anche, ancora una volta, per fare denuncia politica.

“Con le mie opere io rispedisco all’Occidente ciò che gli appartiene. La mia azione rappresenta un rifiuto della società dei consumi che ci invade ogni giorno.”

 

Romuald Hazoumé, Chouchou, 2013, found objects
Romuald Hazoumé, Chouchou, 2013, found objects

Se vi è piaciuto questo articolo, per sapere di più sul tema della maschera, andate a visitare il blog Our Mask in Art.
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