John Goba: gli Aculei della Sierra Leone

La storia di John Goba (b. 1944) inizia con la sua giovinezza in Sierra Leone, quando sua nonna lo convise a lavorare per la comunità Sende (una società segreta femminile). Il compito del giovane artista era quello di creare le maschere di legno (bundu) indossate dalle ragazze nel rituale della loro trasformazione in donne.

 

John Goba, Lady chief, 2011
John Goba, Lady chief, 2011

 

Con il passare degli anni Goba continuò la sua professione artistica, privilegiando la scultura, ma non abbandonò mai l’ambiente politico.
Tra il 1991 e il 2002 in Sierra Leone ci fu una violenta guerra civile, che portò circa 120.000 morti. Nel 1992 i ribelli, finanziati dai trafficanti di diamanti, hanno preso il potere decapitando i capi di stato e violentando donne e bambini. Una pratica diffusa durante queste sommosse era quella di amputare mani e piedi alle vittime, e ancora oggi il popolo della Sierra Leone ne porta i segni.

 

John Goba, Untlited, 1985
John Goba, Untlited, 1985

 

Ancora una volta abbiamo a che fare con un’artista fortemente segnato dall’ambiente bellicoso. Gli “aculei” di cui sono ricoperte le sculture sono simbolo di autodifesa, come lo sono per un porcospino, e testimoniano la grande violenza subita in quegli 11 anni di sofferenza.

 


Ma nell’opera di Goba è anche fortemente presente l’aspetto della tribalità, della fantasia e dell’immaginazione. I soggetti da lui scelti richiamano molto i riti a cui è legato sin dall’infanzia, ma anche tutta una serie di figure e soggetti presi da racconti o dalle fantasia dell’artista stesso.

 

John Goba, Daddy Cool and is Twin Mammy Water, 2010
John Goba, Daddy Cool and his Twin Mammy Water, 2010

 

Un’altra influenza sembra essere quella dei rituali Odelay. Questi prevedevano l’uso di abiti stravaganti e appariscenti, ricorrendo anche ad ornamenti inusuali, come quelli per gli alberi di Natale.

 

 

Le sculture di John Goba, in conclusione, sono uno splendido esempio di fusione di tradizioni di tribù e rituali diversi, che trasmette, insieme al ricordo della guerra, un forte senso di appartenenza al proprio popolo.

 

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