Il Trono di Fucili: l’Arte delle Armi di Goncalo Mabunda

Goncalo Mabunda (b. 1975) decise di sfruttare un evento traumatico della sua infanzia, ossia la guerra civile che devastò il Mozambico per 18 anni (1975-1992), per dare inizio alla sua carriera artistica sfruttando l’unica cosa che era rimasta di quel tempo: le armi.

Goncalo Mabunda, O Meu Nível de Aceitação de Humilhação, 2013, metal and recycled weapons
Goncalo Mabunda, O Meu Nível de Aceitação de Humilhação, 2013, metal and recycled weapons

 

Già nel 1998 l’artista si preoccupò di aiutare nella ripresa del paese, prendendo parte a un progetto che recuperava i pezzi delle armi per trasformarli in macchine agricole, ma solo in seguito decise di diventare un artista di memoria, trasformando gli strumenti che hanno profondamente segnato la sua infanzia e adolescenza in opere d’arte tanto meravigliose quanto controverse.

 

Goncalo Mabunda, O Viajante Inocente, 2013, metal and recycled weapons
Goncalo Mabunda, O Viajante Inocente, 2013, metal and recycled weapons

Il procedimento è lo stesso che prevedeva la ricostruzione delle opere agricole: dallo smantellamento delle armi si crea un oggetto nuovo, ma stavolta nessun pezzo scartato, ogni componente può essere utile.

È da qui che nascono i fantastici troni, le maschere o qualsiasi altro oggetto.

Con le maschere in particolare si crea un nuovo legame con la tradizione (molto simile a quello visto in Roumald Hazoumé), ma anche un contatto con la modernità e la storia dell’arte europea, dando vita a immagini in tutto e per tutto simili a quelle di Picasso e Braque, che già al loro tempo dichiararono di essersi ispirati all’arte africana tradizionale.

Goncalo Mabunda, Ouvir um Segredo Importantissimo, 2013, metal and recycled weapons
Goncalo Mabunda, Ouvir um Segredo Importantissimo, 2013, metal and recycled weapons

Ma sono i troni in particolare ad interessare l’artista. Questi simboleggiano, secondo Mabunda, il potere, simboli tribali attraverso l’uso di pezzi moderni (le armi, appunto): la guerra ha dominato per 18 anni il Mozambico, cosa può rappresentare questo concetto meglio di un trono fatto d’armi?

 

Goncalo, Mabunda, Love with Loneliness Throne, 2013, metal and recycled weapons
Goncalo, Mabunda, Love with Loneliness Throne, 2013, metal and recycled weapons

 

Goncalo Mabunda, Throne of an African King, 2004, metal and recycled weapons
Goncalo Mabunda, Throne of an African King, 2004, metal and recycled weapons

 

Quello che traspare dal suo lavoro, per quanto controverso possa risultare, è il messaggio positivo: la guerra non ha dominato il Mozambico. L’arte l’ha sconfitta, facendo suoi gli strumenti di tanto orrore, per creare opere di un livello (e un linguaggio), mai sperimentato prima. La morale, si potrebbe dire, è questa: l’arte vince su tutto, anche sulla guerra.

 

 

Goncalo Mabunda, O Trono elegante, 2013, metal and recycled weapons
Goncalo Mabunda, O Trono Elegante, 2013, metal and recycled weapons

 

 

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