Dawit Abebe: l’Alienazione dell’Umanità

Dawit Abebe (b.1978) è un artista etiope fortemente introspettivo. Con le sue opere parla di drammi interiori, alienazione e solitudine.

Dawit Abebe, World I, 2016
Dawit Abebe, World I, 2016

Le figure rappresentate nei suoi quadri sono spesso nude e di spalle. Difficilmente vediamo rappresentati volti, e questo evidenzia ancora di più la sensazione di disagio e inadeguatezza che esprimono. Come testimoni silenziosi, la loro afflizione e le condizioni melanconiche spesso proibite suggeriscono che sono corpi in esilio o soggetti di un trauma sconosciuto. Spesso sono accompagnate da strane apparizioni, come sorta di visioni, o proiezioni del loro stato d’animo.

“Le mie ispirazioni provengono dalle storie, momenti fugaci, interazioni sociali, politiche e tecnologiche umane – siano esse costruttive o distruttive – che, a sua volta, rifletto nella mia arte facendole domande. Una specie di critica sociale, se vuoi, i miei sensi e gli istinti dell’artista sono attratti da quello che posso sperimentare e poi procedere in opere d’arte che spero di porre domande in me stesso, così come nella società in generale.”

Ancora una volta tutto questo ci parla della condizione del paese dell’artista, in questo caso l’Etiopia. L’uomo etiope si è trovato improvvisamente faccia a faccia con la modernità, con il risultato di sentirsi perso, alienato. Una vera e propria perdita di individualità. L’unica cosa che quasi può distinguere una figura dall’altra è l’oggetto che tengono in mano, o da cui sono circondati. Segni e simboli di viaggio, Pezzi frammentati di carta scricchiolata, documenti ufficiali, patch di paesaggi urbani e dispositivi di videocamera.

Il Progetto “X Privacy” ci parla delle nuove tecniche di sorverglianza, e dell’interazione umana con le moderne tecnologie, che hanno portato l’alienazione dei valori e costumi tradizionali. Ne risultano soggetti che sembrano come intrappolati tra passato e presente, tra tradizione e modernità, senza via d’uscita.

 

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